{"id":129,"date":"2016-04-29T14:07:37","date_gmt":"2016-04-29T12:07:37","guid":{"rendered":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/retention-dipendenti-in-silicon-valley\/"},"modified":"2018-11-09T17:58:16","modified_gmt":"2018-11-09T16:58:16","slug":"retention-dipendenti-in-silicon-valley","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/retention-dipendenti-in-silicon-valley\/","title":{"rendered":"La retention dei dipendenti tra la Silicon Valley e la Bologna Business School"},"content":{"rendered":"<p><strong>Qual &egrave; il segreto per fidelizzare i dipendenti?<\/strong> Come impedire che lascino l&rsquo;azienda per passare alla concorrenza?<\/p>\n<p>Il team di In-recruiting ha provato a rispondere alcuni mesi fa, quando siamo stati invitati dalla prestigiosa Bologna Business School per parlare agli studenti del Master in Human Resources sul tema<a href=\"http:\/\/app.emaze.com\/@ALRZLTOO\/bologna-business-school#1\" target=\"_blank\"> &ldquo;Come l&rsquo;innovazione cambia la gestione del Talento&rdquo;<\/a>.<br \/>Parlando di innovazione in campo Risorse umane abbiamo presentato il nostro Applicant Tracking System (In-recruiting) spiegando <strong>come i nuovi recruiting software abbiano semplificato enormemente il lavoro del recruiter<\/strong>, permettendo di portare a termine pi&ugrave; compiti in meno tempo e velocizzando i processi di reclutamento. A met&agrave; del nostro intervento, per&ograve;, abbiamo presentato all&rsquo;uditorio una problematica che ha sorpreso non poco gli HR Manager e gli studenti in sala.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>La questione era la seguente: le migliori tecnologie per il recruitment sono in grado di individuare i candidati pi&ugrave; promettenti in modo pi&ugrave; veloce e preciso rispetto ai metodi tradizionali, ma questo sforzo rischia di essere vano se l&rsquo;azienda non ha una strategia per la retention dei dipendenti. <strong>Il rischio &egrave; quello di riuscire ad accaparrassi i migliori talenti, ma non essere in grado di trattenerli in azienda.<\/strong><\/p>\n<h2><span style=\"font-size: 18pt;\">Com&rsquo;&egrave; cambiato il Mercato del lavoro?<\/span><\/h2>\n<p>Numerosi studi hanno evidenziato come il fattore economico non sia determinante per la<strong> retention dei dipendenti (employee retention)<\/strong>: se da un lato &egrave; fondamentale per <a href=\"\/wpinre\/?p=107\" target=\"_blank\">attrarre i candidati<\/a>, dall&rsquo;altra (da solo) non ne garantisce la fidelizzazione. Il livello generale di fiducia tra dipendente e organizzazione o tra dipendente e manager di linea si &egrave; rivelato invece un elemento molto pi&ugrave; importante per l&rsquo;employee retention.<br \/>Come creare e mantenere la fiducia in azienda per trattenere i dipendenti pi&ugrave; dotati? Nel nostro speech abbiamo presentato una tesi provocatoria argomentata nel libro<strong> L&rsquo;alleanza: Gestire il talento nell&rsquo;era del networking<\/strong>, scritto da Reid Hoffman (fondatore di Linkedin) e Ben Casnocha e pubblicato per la casa editrice Egea.<br \/>Il testo descrive come oggi il rapporto tra datore di lavoro e dipendente sia compromesso a causa di un mutamento storico del mercato del lavoro. Da un lato<strong> il vecchio modello di garanzia del posto di lavoro a vita &egrave; saltato<\/strong> (negli USA come in Italia, come dimostrano le ultime riforme giuslavoristiche), ma al saltare del vecchio modello non &egrave; emersa nessuna alternativa credibile in grado di ridefinire efficacemente il rapporto datore di lavoro &#8211; dipendente.<\/p>\n<p>Questa fase &egrave; stata caratterizzata (soprattutto in USA) da un aumento dei rapporti di lavoro dipendente flessibili e di durata limitata, molto pi&ugrave; simili ad una collaborazione con un libero professionista che ad un classico rapporto di lavoro dipendente.<br \/>Tale situazione ha garantito alle aziende un alto livello di flessibilit&agrave; della forza lavoro ma ha spinto molti dipendenti (spesso i migliori) a comportarsi da &ldquo;liberi battitori&rdquo;, sempre pronti a passare al migliore offerente.&nbsp;<\/p>\n<p><img src=\"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/wp-content\/uploads\/Blog_immagini\/La_gestione_del_talento.jpg\" alt=\"La gestione del talento\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" \/><\/p>\n<h2><span style=\"font-size: 18pt;\">Retention: le gravi conseguenze del crollo della fiducia<\/span><\/h2>\n<p>In questo contesto si assiste ad un<strong> crollo della fiducia tra datore di lavoro e dipendente<\/strong>, e questa situazione purtroppo non &egrave; priva di conseguenze. Hoffman e Casnocha ricordano infatti che &ldquo;Un&rsquo;impresa senza fedelt&agrave; &egrave; un&rsquo;impresa senza visione a lungo termine. Un&rsquo;impresa senza visione a lungo termine &egrave; un&rsquo;impresa incapace di investire sul futuro. Un&rsquo;impresa incapace di investire sul futuro &egrave; un&rsquo;impresa che ha gi&agrave; un piede nella fossa.&rdquo;<\/p>\n<p>Le ragioni di questa crisi sono spesso alimentate dal fatto che spesso <strong>entrambe le parti ignorano consapevolmente le trasformazioni del mercato del lavoro<\/strong> fingendo che il problema non esista: i dipendenti cercano spesso nell&rsquo;azienda una &ldquo;famiglia&rdquo; che si prenda cura di loro a vita; l&rsquo;azienda (nella figura del manager di linea) non ha il coraggio di impostare un discorso trasparente fin dal principio con proprio dipendente, promettendo spesso un impegno a lungo termine, anche in assenza di presupposti.<\/p>\n<h2><span style=\"font-size: 18pt;\">Un nuovo modello per l&rsquo;employee retention: l&rsquo;Alleanza<\/span><\/h2>\n<p>Esiste una soluzione? Gli autori sostengono che per uscire da quest&rsquo;impasse sia <strong>necessario mettere da parte il modelli obsoleti di gestione del talento<\/strong> e costruirne uno nuovo su basi differenti. Il modello da loro proposto viene denominato &ldquo;L&rsquo;Alleanza&rdquo; e vorrebbe rappresentare una cornice concettuale nella quale la fiducia e le promesse tra datori di lavoro e dipendenti possano essere mantenute, anche all&rsquo;interno di un contesto fortemente flessibile.<\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/kTTz2VYyHjM\" width=\"560\" height=\"315\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Questo modello per la prima volta &egrave; stato <strong>applicato nelle aziende della Silicon valley come Linkedin<\/strong>, per poi trovare progressivamente riscontri anche in aziende con modelli pi&ugrave; tradizionali di Talent management.<br \/>Alla base del suo funzionamento c&rsquo;&egrave; un presupposto, ovvero il riconoscimento da parte del datore di lavoro e dei dipendenti che i rispettivi obiettivi sono in contrapposizione, ma anche complementari. Per il manager l&rsquo;obiettivo &egrave; che il dipendente trasformi l&rsquo;azienda; il dipendente invece vorrebbe che l&rsquo;esperienza in azienda trasformi la sua carriera.<br \/>Per integrare questi due obiettivi &egrave; necessario un patto, o meglio un&rsquo;Alleanza che consideri il contesto storico attuale e costruisca una<strong> relazione onesta basata su fiducia reciproca, investimento reciproco e benefici reciproci.<\/strong><\/p>\n<h2><span style=\"font-size: 18pt;\">I 4 pilastri del modello dell&rsquo;Alleanza per la Gestione del talento:<\/span><\/h2>\n<p>Il modello proposto poggia su quattro pilastri:<br \/>1) La definizione di un incarico o una serie di incarichi (tour of duty secondo la denominazione degli autori) con obiettivi e tempi chiari sin dall&rsquo;inizio del rapporto lavorativo.<br \/>2) Un confronto franco su cosa avverr&agrave; alla conclusione dell&rsquo;incarico, se un nuovo incarico in azienda o una transizione verso altre realt&agrave; guidata e sostenuta dall&rsquo;azienda (exit strategy premeditata).<br \/>3) L&rsquo;utilizzo del network del dipendente da parte dell&rsquo;azienda in modo strategico e sistematico.<br \/>4) La creazione di un network di alumni aziendale per il mantenimento di una proficua relazione con gli ex dipendenti dell&rsquo;azienda.<\/p>\n<h2><span style=\"font-size: 18pt;\">Quali sono i vantaggi di un approccio di questo tipo?<\/span><\/h2>\n<p>I vantaggi di un approccio di questo tipo sono molteplici: da una parte si pone attenzione specifica sul raggiungimento dell&#8217;obiettivo dell&rsquo;incarico, e non solo sulle mansioni. Grazie all&rsquo;exit strategy premeditata sia l&#8217;azienda che il dipendente sono liberi di co-progettare la transizione verso il prossimo incarico, senza fingere d&rsquo;essere legati da una relazione a vita.<br \/>In un contesto cos&igrave; strutturato l&#8217;azienda attrarr&agrave; naturalmente un maggior numero talenti (che avranno una mentalit&agrave; imprenditoriale) e otterr&agrave; un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.<br \/>Inoltre, grazie all&rsquo;exit strategy premeditata ed al network di alumni i dipendenti e <strong>gli ex dipendenti diventeranno Ambassador dell&#8217;Azienda promuovendo il suo Employer Branding<\/strong> anche dopo essere usciti dall&#8217;azienda, con evidenti vantaggi in termini di risparmio nel processo di recruiting.<br \/>Con questo post abbiamo voluto delineare le caratteristiche pi&ugrave; importanti di questo modello. Consigliamo di approfondire con le slide del nostro <a href=\"http:\/\/app.emaze.com\/@ALRZLTOO\/bologna-business-school#1\">speech sulla Gestione del Talento alla Bologna Business School<\/a> e il video inserito all&rsquo;interno di questo post, con una recensione approfondita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual &egrave; il segreto per fidelizzare i dipendenti? Come impedire che lascino l&rsquo;azienda per passare alla concorrenza? Il team di In-recruiting ha provato a rispondere alcuni mesi fa, quando siamo stati invitati dalla prestigiosa Bologna Business School per parlare agli studenti del Master in Human Resources sul tema &ldquo;Come l&rsquo;innovazione cambia la gestione del Talento&rdquo;.Parlando<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":127,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"ub_ctt_via":""},"categories":[18],"tags":[],"featured_image_src":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/wp-content\/uploads\/Blog_immagini\/Retention_Bologna_Business_Scholl.jpg","author_info":{"display_name":"Jacopo Boscolo","author_link":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/author\/jacopo\/"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/129"}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=129"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/129\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":652,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/129\/revisions\/652"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/127"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=129"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=129"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.in-recruiting.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=129"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}